17 Ago 2016

SPINELLIAntonio Spinelli, dalle navi da crociera alla Bene, dal legno, amato e modellato,  ad estintori e molto altro. Con l’azienda di Mirko Prandini al 2011, con soddisfazione personale  e professionale.

Di cosa si occupa:-“ Sono un tecnico, ho competenza nella  manutenzione degli estintori, nella  derattizzazione, porte tagliafuoco e sicurezza in generale”.

Con chi lavora:-“Da solo, ma non dimentico il periodo con Daniele Ferrario: una bella crescita”.

Come è arrivato alla Bene:-“Un semplice passaparola, la notizia l’ha portata mia moglie Sandra”. 

Dopo cinque anni si può tracciare un bilancio personale:-“Sono molto soddisfatto, perché mi trovo bene a livello economico, lavorativo, mi piace e lo faccio volentieri. Mi sono trovato bene da subito. Ho lavorato sulle navi da crociera, facevo  il falegname,  poi è arrivata la crisi ma sono stato fortunato. Stavo bene là e sto bene qui, ma sono convinto che dipende anche da noi stessi. Bisogna metterci del proprio: avere voglia di alzarsi e di andare a lavorare e terminare la giornata con soddisfazione”.

Parliamo di lavoro, abbiamo detto manutenzione di estintori:-“Controlliamo che siano carichi, di pressione, che funzionino , ne vediamo tanti. Derattizzazione disinfestazione, pratiche un po’ più faticose,  ma va tutto bene”.

Legge e senso di sicurezza:-“Per gli estintori continuiamo ad aggiornarci frequentando corsi, in un luogo pubblico è obbligatorio, per legge, appunto; poi abbiamo clienti che lo tengono per sicurezza personale e per aiutare gli altri, è capitato. Per la derattizzazione ci occupiamo di posizionare e controllare le esche. La disinfestazione riguarda zanzare, altri insetti, blatte in abitazioni, giardini, locali pubblici”.

Consigli pratici:-“Tenere pulito non lasciare cibo in giro”.

Quale zona:-“ Dal centro di Genova a La Spezia, tutta la grande riviera di Levante”.

 Non solo la parte operativa:-“ Ogni venerdì, con Daniele Ferrario, organizziamo il lavoro e prepariamo il materiale per noi e per i colleghi, cinque in tutto”.

Un lavoro che passa anche dal rapporto diretto con il cliente:-“Che deve essere soddisfatto di noi. Fiducia reciproca e correttezza. E’ giusto spiegare sempre cosa andremo a fare, lavorare bene, trovare anche il tempo per fare due chiacchiere”.

E il tempo libero:-“Non sono mai a casa, lavorare il legno è comunque una passione e mi piace dedicarmi”.

La famiglia:-“Come dicevo mia moglie Sandra. Stiamo bene e abbiamo un’altra passione in comune, il ballo, liscio e latinoamericano: ci piace tanto. E quando posso andiamo a casa, a San Basile, in provincia di Cosenza, a trovare mamma Maria e papà Gabriele, ad annusare la mia terra”.

A bordo del suo furgone cosa vede:-“In un anno ho percorso 50000 mila chilometri. Vedo gente brava e cose belle. Persone che rispettano la vita e noi lavoratori”.

Obiettivi personali:-“Spero che vada tutto bene e che l’azienda continui a crescere. Io sto bene così”.

Un messaggio ai colleghi:-“Siamo una bella squadra, giovani e con tanta voglia di lavorare”

 Un messaggio a Mirko:-“ Lo ringrazio perché dal primo giorno,  dal primo colloquio, ho percepito stima ed apprezzamento.  Per noi non è un datore di lavoro, è un amico, socievole e scherzoso ma molto serio”.

16 Ago 2016

COLELLATommaso Colella con la Bene dal 2011, quindi dalla fondazione. Di mestiere fa l’agente, area di ponente: dal quartiere genovese di Sestri Ponente ad Imperia.

Con quali competenze specifiche:-“Seguire e incrementare il portafoglio clienti. Occuparsi anche della formazioni dei nuovi collaboratori, al momento sono undici, io ne seguo, personalmente, uno solo”.

Come è arrivato alla Bene:-“Tramite un’inserzione, per puro caso, ero un agente immobiliare, si trattava sempre di vendita. Mi è sempre piaciuto il rapporto con il pubblico, ho cominciato a 19 anni, sono portato. E’ sempre andata bene, ho deciso che avrei continuato a lavorare in questo settore”.

Quali sono i prodotti:-“Abbiamo cominciato con gli estintori, la derattizzazione, la disinfestazione, poi abbiamo aggiunto gli impianti di illuminazione e non ci fermiamo qui. E’ bello poter variare tipologia di prodotto, avere sempre qualcosa di nuovo da proporre. Un altro aspetto positivo del nostro lavoro è curare il rapporto con i clienti, portare avanti le relazioni, nel tempo, è sinonimo di soddisfazione”

E’ cambiato qualcosa in questi cinque anni:-“Dal punto di vista economico tantissimo, parlo del nostro settore. Un tempo si faceva più fatica: la Bene, nonostante la crisi, dal 2011 ad oggi è cresciuta a  livello esponenziale”.

Quali le difficoltà:-“Riscuotere, nel panorama del mercato di oggi dove tutti tendono a ritardare, anche chi non ne ha reale necessità,  si adegua. Uno dei principi del nostro lavoro è mantenere con il cliente le condizioni per le quali ci siamo accordati all’inizio della trattativa. Sincerità e correttezza sono fondamentali, soprattutto nel nostro settore: abbiamo  clienti che seguiamo per anni, è indispensabile se vogliamo che il rapporto prosegua”.

Cosa le piace:-“Del mio lavoro che non ho nessun tipo di obbligo nè costrizione, ho invece autonomia,  ricambiata con altrettanta serierà. Sanno che non perdo tempo. Nella vita personale la mia famiglia, mia moglie Elena, abbiamo un bimbo piccolo, Michelangelo, ha dieci mesi. E lo sport, sono un ex pugile e continuo ad allenarmi. E’ la boxe che mi insegnato a perseverare, a non arrendersi. Sono arrivato alla Bene dopo una sconfitta, titolare di un’azienda che non ha funzionato. Da quell’esperienza ho trovato la spinta per andare avanti”.

Cosa non le piace:-“Le persone false, quelle che fanno qualcosa di diverso rispetto a quello che dicono. Sono le delusioni più profonde, non essere così è sempre stato uno dei miei valori”.

Con chi collabora nel suo lavoro:-“Sono uno dei più anziani,  capita che colleghi mi cerchino per consigli: è gratificante, una bella cosa”.

Chi sono i suoi clienti:-“Un parco variegato, una buona quota di amministratori condominiali, una buona quota di uffici, negozi, medio, piccoli, alcune grandi aziende, rapporti  che stiamo sviluppando particolarmente nell’ultimo periodo”.

Chi non ha ancora inserito nel portafoglio ed è un obiettivo:-“Più di uno ma non li dichiaro”

Sempre in movimento, cosa vede:-“ Viaggio tanto, mi muovo in moto, nel traffico. Ci sono giornate che non so quando torno altre che riesco a pianificare: 25.000 chilometri l’anno. Non sono disfattista, a parte i recenti eventi terroristici che sconvolgono, da altri punti di vista la situazione non è nera come la vogliono far sembrare. Si tratta di rimboccarsi le maniche, troppe persone si piangono addosso: nelle attività dove si trova spinta e voglia di fare le cose girano. In tante aziende a Genova come nel resto d’Italia si sente odore di stantio: se non sei capace di rinnovarti è difficile stare in piedi”.

Obiettivi personali:-“Possibilmente un altro bimbo, lo speriamo”.

Un messaggio ai colleghi:-“Ai nuovi in particolare. Non fermarsi alle prime difficoltà perchè non è così difficile come sembra”.

 Un messaggio a Mirko Prandini:-“Grazie per l’opportunità ricevuta. Spero ci sia la possibilità di crescere ancora insieme. Di lui mi piace la capacità di realizzare le idee. Difficilmente si rimanda o si rallenta. Con lui non si parla ma si fa, non ha paura di investire in tutto ciò che riguarda l’azienda”.

29 Giu 2016

BONGINIMaurizio Bongini è il responsabile della parte impiantistica della Bene, pallanuotista e pescatore: elettricità ed acqua non potrebbero andare d’accordo, lui le riunisce entrambe. Tutto è nato dall’incontro con Mirco Prandini.

Come siete entrati in relazione:-“Da avversari, giocando a calcetto e più precisamente dandoci dei calci. Io,da pallanuotista, non sono capace, ma la competitività, l’aggressività sportiva, la correttezza hanno fatto si che potesse nascere il nostro rapporto che è anche sfociato nel lavoro”.

Con quali competenze:-“Responsabile degli impianti speciali ed elettrici, grandi e piccoli clienti quindi grandi e piccoli problemi. Sono  perito elettrotecnico e mi porto dietro alcune certificazioni , ne vengo da un’azienda più grande, la Bongini, fondata da mio padre e vissuta oltre 45 anni. Il parco clienti sono riuscito a tenerlo vivo ed a portarlo in questa nuova giovane realtà che è la Bene”.

Cioè:-“E’ difficile trovare in altre aziende questa mentalità nuova, che non è genovese ma bresciana, che non ha paura, è veloce , e rappresenta un importante supporto per sfondare in un mercato terrorizzato dagli investimenti falliti e dalle delusioni degli ultimi anni”.

In che modo:-“Io ci metto quello che mi insegnato lo sport. Lo spirito di squadra, la quotidianità, la responsabilità che credo sia il valore più grande. Il passato mi ha spaventato quindi investo nella responsabilità quotidiana per portare avanti qualsiasi azione dell’azienda, anche la più piccola”.

C’è più serenità nonostante il momento:-“Si, a livello personale, e per questo ringrazio Prandini, che voglio contraccambiare con il mio lavoro. Solo la capacità e l’impegno possono concretizzare le fatiche quotidiane”.

Atleta, prima nuotatore poi pallanuotista, dalle caratteristiche marcate, velocità e coraggio:-“E’ l’insegnamento dello sport, non avere paura della fatica, lo spirito del gruppo. Lavoro a contatto con parecchi ragazzi, cerco di trasmettere loro che insieme si arriva più lontano che non da soli. Il gol non viene mai segnato da un singolo ma da un’azione comune: quello che mi piacerebbe fosse la Bene. Il mio ruolo è sempre stato quello di uomo di fatica, di gregario, in acqua come nel lavoro: Prandini, con coraggio, finalizza azioni importanti, io costruisco i passaggi e procediamo, tutti insieme. Una grande squadra che diversificandosi procede speditamente”.

Perché la Bene è bene:-“Tanti gli aspetti positivi, quello più grande è di avere un leader come Prandini, nutre entusiasmo e coraggio, senza mai mollare un colpo. Altro pregio sono i ragazzi che ci aiutano, i più anziani carichi di responsabilità, con alle spalle le famiglie, che fanno capire il valore di avere un posto di lavoro, oggi”.

Ma siamo in ripresa:-“E’ molto lenta, soprattutto nel nostro settore. Non si vedono gru e cantieri aperti. O quelli che ci sono sembrano sovradimensionati ed infiniti. Abbiamo bisogno di nuove infrastrutture e di imprenditori che facciano girare l’economia, a Genova ed in tutto il paese. Dico ai politici di riconquistare la nostra fiducia, fateci lavorare con tranquillità e rispetto, ruoli seri e definiti”.

Acqua clorata e acqua salata due grandi passioni:-“La pallanuoto l’ho abbandonata, ho giocato tanto ed a lungo, ora il ritmo degli allenamenti e delle gare è competenza di mia figlia. la porta avanti mia figlia. Quella salata è un hobby che papà mi ha trasmesso e che porto avanti come attività professionale e come passione perché il mare è la mia grande valvola di sfogo. Sono pescatore, e la barzelletta è che sono allergico al pesce: quando mia mamma mi aspettava, papà andava a pescare le orate, di notte, da lì la grande passione e l’allergia. Come mi comporto? Eticamente. Mi è stato insegnato di non sprecare mai niente, quello che si pesca si conserva, si mangia, si regala, si rispetta la natura”.

Cosa pesca la Bene:-“Il nostro obiettivo è lavorare fino a 55 anni poi , godersi la vita, invecchiare con tranquillità. Il nostro tempo non ti permette distrazioni, se non stai sul pezzo quotidianamente c’è chi ti supera. La prima cosa che ci siamo detti con Prandini è che non voglio lavorare tutta la vita perchè non è il mio divertimento. Corriamo il più possibile e poi tiriamo le somme”.

La famiglia:-“E’ importante per il valore intrinseco dei figli, ho una bimba di 11 anni, Ginevra, che mi da grandi soddisfazioni. La famiglia ti dà responsabilità sul lavoro, quando la sera vedi tua figlia non hai più voglia di rimandare e non è solo la tua crescita, lo fai anche per il suo futuro”.

Che dire ai ragazzi:-“Ringrazio molti di loro  e lo faccio quotidianamente per avermi seguito nella nuova realtà e per avermi dato fiducia. Il messaggio è che loro sono la punta di diamante, sono i tecnici in prima fila, l’immagine dell’azienda”.

Ai clienti:-“Che siamo quello che ho detto finora. Responsabili che fanno un gioco di squadra , correttezza e rispetto. Lo si può vedere nel comportamento dei nostri ragazzi. Un’azienda che rispetta i canoni di professionalità e serietà. Nella vendita l’arte migliore è entrare in relazione con i clienti, farsi conoscere, generare fiducia. Il primo investimento deve essere su se stessi ed il rapporto ha uno star up immediato”.

Ha avuto grandi campioni come compagni di squadra e avversari,  allenatori di altissimo livello, il più bel ricordo:-“Un grande risultato finale. Posso dirlo,  non ho mai vinto nulla, ma se devo fare la somma il risultato arriva da tanti piccoli numeri, dai rapporti di sopravvivenza negli spogliatoi,  dal rapporto in acqua con i compagni di squadra e con gli avversari. Ogni singola sfida ti forma alla vita concreta. Quando sono uscito dal mondo della pallanuoto non mi è rimasta un’unica medaglia ma i valori che metto nel calcetto che gioco contro Mirko, con i clienti, con i fornitori, con le colleghe ed i colleghi”.

Messaggio per Prandini:-“Continua così, non ti dimenticare da dove siamo partiti, fidati delle persone che ti vogliono bene”.

28 Giu 2016

Nadia Masella è responsabile dell’ufficio contabilità della Bene, originaria di Avellino,  da subito genovese, ora camoglina. La donna mediterranea, con la straordinaria forza che arriva dal sud e il sorriso sulle labbra e negli occhi, nonostante la fatica e l’impegno a vivere la vita.NADIA

Un lavoro cominciato quando:-“Ancora prima di tutto questo, dieci anni fa, con Prandini”.

E prima:-“Sempre contabilità, ho cambiato una quindicina di aziende, per rispondere ai ritmi della vita: tre figli, quando sono nati i gemelli sono rimasta sola. Poi sono arrivata qui e qui mi sono fermata”.

Perché:-“Prandini è una mente pazzesca, ho grande stima per lui, i ritmi sono serrati, comincia la mattina prestissimo con i primi messaggi. Il lavoro è bello ma è tantissimo, mi ha promesso un aiuto, vedremo. Tre aziende, i rapporti con le banche, i contatti con i commercialisti, i colleghi ed i clienti”.

Competenze specifiche:-“Contabilità pura, fino alla redazione del bilancio da fare convalidare al commercialista. Fatturazione elettronica. Pubblica Amministrazione. Partecipazione a gare d’appalto, quando vinciamo si festeggia. Come ai compleanni , pizza e paste. E’ gratificante”.

Materia mai ferma:-“Continui cambiamenti, aggiornamenti, e non si può sbagliare”.

Si aspettava tutto questo:-“Mi sono accorta subito che Prandini è un vulcano, il primo colloquio di lavoro è stato in un bar, una cornice insolita ma ho capito che potevo fidarmi, senza dubbi”.

Come va l’Italia:-“Noi Bene, il paese è un punto interrogativo, può trasformarsi in un incubo, abbiamo bisogno di soluzioni per stare meglio, tutti”.

Cosa direbbe al Ministro delle Finanze, ai tecnici, al premier di questo nostro Paese:-“Di semplificare e di alleggerire il peso delle tasse. Troppa contabilità. Di aiutare le famiglie. Chiunque arriva a rivestire quei ruoli aggiunge un pezzo, lascia la propria impronta, senza cambiare nulla del pregresso. Allora bisogna continuare a studiare, ad informarsi per non soccombere”.

Gli obiettivi personali:-“Sistemare la famiglia, avere un po’ di serenità economica, dedicare un po’ di tempo a me stessa ”.

A proposito di famiglia:-“L’ho detto, sono tre: Matteo diciannove anni, fa il massaggiatore, i gemelli diciassette,  Massimo gioca nel Genoa, Marco nel Rapallo Bogliasco, entrambi terzini, entrambi iscritti all’Istituto Nautico di Camogli, dove viviamo. Fidanzati e le prossime vacanze le trascorreremo tutti insieme in un paesino sull’Appennino emiliano ”.

Esperta e tifosa:-“Si li seguo sempre, sono sui campi con entrambi, anche in trasferta. Mi piace e li vedo felici, gratificati”.

Di cosa hanno bisogno i nostri ragazzi:-“Dobbiamo pensare al loro stato d’animo, mettersi nella loro testa, dare consigli da grande ma con la giusta dimensione, quella dei piccoli. Sono contraria alle punizioni, ma favorevole al dialogo. Hanno bisogno di figure di riferimento, di sicurezze, devono potersi fidare, essere sinceri”.

Tra famiglia e lavoro, circondata dagli uomini:-“Con i colleghi affetto e rispetto. Quando posso anche qualche battuta, ma non ho tempo”.

Un messaggio per loro:-“Tutti bravi ma alcuni devono essere più concentrati”.

Uno per clienti:-“Quando è il momento devono pagare”.

Uno per la banche:-“Meno interessi”.

Uno per i commercialisti:-“Quando esce una norma nuova che ci mettano al corrente senza dover chiedere”.

Ed uno per Prandini:-“Forza, avanti così”.

14 Giu 2016

MOLTINIMarco Moltini di mestiere fa il venditore. E lo fa per Bene. Perché ha cominciato dal principio, perché non si ferma mai, perché quando è un po’ stanco smette di correre e comincia a camminare, perché non molla, perché i chilometri che percorre sono talmente tanti che non riesce a calcolarli: perché è innamorato del suo lavoro.

Di cosa si occupa esattamente:-“ Del settore commerciale, sono un venditore. L’obiettivo è acquisire nuovi clienti e vendere i servizi della Bene. Un lavoro completo: dalla vendita, appunto, alla gestione del cliente, alla consulenza, verifica e fatturazione. I sintesi: ricerca di nuovi clienti e gestione del portafoglio”.

E’ difficile:-“Per Bene no. Eroghiamo tanti servizi e tutti fatti bene quindi per me è un vantaggio, un’ampia gamma a prezzi giusti e allineati. La parte più difficile è la riscossione, in questo momento in particolare, bisogna sollecitare e non è piacevole”.

Come è nato il rapporto con Bene:-“Ho cominciato con Mirko Prandini, rientro nel gruppo originario. Quanto Mirko ha aperto c’ero. Ci ha presentato molti anni prima un amico comune. Mi è piaciuto lui, come persona, le sue idee ed anche il settore”.

Dove volete arrivare:-“A conquistare più mercato possibile, a diventare leader del nostro settore. Il mio obiettivo è di acquisire sempre più clienti”.

Perché scegliere Bene:-“Perchè è completa e può soddisfare tutte le esigenze. Perché lavora bene ed in maniera professionale. Perché personalizziamo il servizio, perché per noi ogni cliente è importante, perché ci rapportiamo sempre alle sue esigenze”.

In che modo:-“La regola è avere un rapporto di fiducia, la migliore vendita si ottiene quando si entra in relazione con il cliente, anche a livello umano. Ho un bel rapporto con loro, che si fonda sul rispetto. Per Bene non è difficile soddisfare le loro richieste, per i grandi clienti, poi, mai fermarsi al primo approccio, che è solo un punto di partenza, da cosa può sempre nascere altra cosa”.

C’era dal principio, adesso Bene conta su una squadra di più di dieci venditori:-“Indipendenti, nel senso che io non comando nessuno. E’ vero, mi vengono a chiedere consigli. A loro dico che il nostro è un lavoro che può fare chiunque, la differenza la fa metterci tenacia e convinzione. E’ un mestiere che ti porta a prendere facciate, è faticoso: ai ragazzi dico che si parte la mattina testa alta e sorriso, in giro tutto il giorno senza mai abbattersi. Lo studio si fa sul campo”.

Giornata tipo:-“Sveglia, caffè, tablet per organizzare il tempo, è importante avere la settimana programmata , non mi piace andare a caso, muovermi a vuoto: quando non ci sono i clienti acquisiti se ne cercano altri. Poi c’è il mio tempo, quello personale: mia moglie Alessandra, mia figlia Sara, sono il mio supporto, anche psicologico. E poi la palestra ed il calcetto con gli amici”.

Ed il rapporto con Bene:-“Provo a sintetizzare. E’ importante: il lavoro realizza ed è fonte di mantenimento per la mia famiglia. E questo è un bel gruppo, forte, dal punto di vista professionale e umano”.

09 Giu 2016

Daniele FerrarioDaniele Ferrario c’era, dal principio e sono già dieci anni. Concreto, diretto, operativo. Con Mirko Prandini e la Bene l’incontro è stato per caso, come accade nei film.

Ma il primo passaggio è relativo alle sue competenze, così sintetizzate:-“Tecnico manutentore per la Bene. La responsabilità del controllo di tutte le attrezzature antincendio, estintori, idranti ed altro. Poi il coordinamento della squadra dei tecnici”.

E come è avvenuto il contatto:-“Ho risposto ad un annuncio sul giornale. Mirko arrivava da Brescia, cercava un responsabile per l’apertura dell’azienda e che conoscesse il territorio. Ho fatto un colloquio, mi sono fidato dell’ottima impressione che ho avuto: una persona giovane che aveva voglia di creare qualcosa di nuovo. In quel momento stavo lavorando ma ero stufo, avevo voglia di cambiare”.

Dopo dieci anni, un bilancio:-“E’ buono, perché mi trovo bene, perché lo stipendio è sempre giusto. Nessun problema  né a livello pratico né umano, Mirko è una persona buona  e disponibile, e non è scontato, non sempre è così. Le realtà che ci circondano si sconoscono e più andiamo avanti più la situazione peggiora”.

Niente ripresina:-“Siamo distanti. Il nostro settore sta crescendo, l’azienda sta crescendo per le doti di Mirko ma anche per il tipo di settore in cui operiamo. Intorno a noi abbiamo assistito a parecchie chiusure ma sono positivo e voglio credere che vada tutto bene anche se ad essere realisti non è proprio così”.

La ricetta di Bene:-“Un gruppo giovane di persone affidabili che hanno voglia di fare e di trovare una stabilità, per questo tutti noi cerchiamo di lavorare bene”.

Marito e papà:-“Iolanda, disoccupata, Diego cinque anni e Andrea sei mesi. Ora fa la mamma e abbiamo deciso di avere il secondo bimbo proprio in questo momento, al termine dell’allattamento decideremo”.

Oltre alla parte operativa,quella organizzativa, con la responsabilità di sei tecnici:-“Non mi piace chiamarmi responsabile perché sono come loro. Sono ottime persone, sono presenti e cercano di lavorare al meglio, senza rinunciare alla loro vita personale che è la gratificazione più importante per fare andare bene il lavoro. E’ giusto lavorare, anche per otto o dieci ore al giorno ma poi bisogna avere il tempo per se stessi e per la famiglia”.

Nel portafoglio di Bene anche clienti importanti:-“Abbiamo lavorato a Mediaset, Milano 2, un ambiente particolare e per noi divertente. Ci occupiamo di Autostrade, dell’Arma dei  Carabinieri di tutto il nord Italia, dello stadio di Udine, per citarne alcuni”.

Difficoltà:-“Sempre, quando di mezzo c’è un rapporto umano. Con i clienti si può avere da subito un buona intesa ma non sempre è così. Per chi paga è difficile avere il sorriso e 6.000 clienti sono davvero tanti”.

Sempre in movimento, a bordo del mezzo aziendale, cosa vede:-“Una società incazzata nera, o si soffre di esaurimento nervoso oppure, per come la penso io, si prova felicità perché si è tornati a casa, la sera, sani. In giro ci sono rabbia e aggressività. Tutti abbiamo bisogno di stabilità e tranquillità che si trova anche attraverso la socialità. Che bello sarebbe riuscire a vivere senza frenesia”.

Abbiamo citato i sistemi antincendio, qualche consiglio:-“Penso che in ogni esercizio commerciale avere un estintore può essere utile, pensiamo ad un auto che va a fuoco di fronte ad un negozio, si può aiutare qualcuno, salvare un bene, anche questa è  socialità. E’ utile anche in ufficio, in caso di incendio con l’estintore si può liberare una via di fuga. In Italia non è obbligatorio a bordo delle auto, lo è invece in tanti paesi europei, per un principio di incendio potrebbe essere utile. Anche un piccolo CO2 in casa, vicino ai fornelli. Ed in qualsiasi luogo ci troviamo avere sempre l’idea chiara di dove si trovano le uscite di sicurezza e gli estintori”.

Obiettivi personali:-“Migliorarsi e mantenere questa posizione”.

Un messaggio ai collaboratori:-“Antonio, Francesco, Alessandro, Alberto, Edoardo: sono soddisfatto di voi. Mi fa piacere poterlo dire in questa occasione perché non lo faccio mai”.

Un messaggio a Mirko:-“Sono felice di essere con lui per il percorso che stiamo facendo insieme”.

30 Mag 2016

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Margherita Savoldelli c’era già dal primo momento, fu sua l’idea del nome “Bene”. Una delle anime, operativa, attenta, precisa, sensibile. Famiglia che è anche azienda. Il suo racconto parte da lontano.

Quali competenze all’interno dell’azienda:-“Mi occupo di tutto, tranne che delle vendite. Il mio ruolo principale è quello di controllare ciò che riguarda fornitura e consegna delle merci, preparare le fatture ed accertarsi che siano evase. La programmazione completa e la verifica: controllo e riferisco al signor Prandini”.

Che poi è anche marito:-“Esatto”.

Come si fa a tenere separati i rapporti personali da quelli professionali:-“Sarebbe giusto farlo ma io non riesco perché questa azienda l’abbiamo creata noi due: è un insieme di famiglia e lavoro. Siamo così anche nei confronti dei nostri dipendenti e collaboratori, è diventato un rapporto confidenziale, tutto fa parte della nostra famiglia”.

Come è nata l’idea dell’azienda:-“Tornavamo da Brescia, viaggiavamo in autostrada, e ragionavamo su come strutturarla. Mi è venuto in mente il nome perché il bene è uno strumento che permette di far viaggiare l’economia, qualsiasi prodotto diventa un bene ma non è l’unico significato. Dobbiamo tornare indietro di un anno: agosto 2010, Cammino di Santiago di Compostela , ci colpì il simbolo della conchiglia che accompagna i pellegrini lungo tutto il percorso. Abbinare la conchiglia alla parola Bene fu spontaneo, si chiuse un cerchio”.

E allora parliamo di economia, il momento continua ad essere difficile ma voi non mollate, anzi:-“A volte non approvo i progetti di Mirko ma le sue idee sono sempre vincenti. Riesce a trasformare tutto ciò di cui si occupa in qualcosa di positivo. Il suo pensiero è per le persone che sono intorno a noi ed alle loro famiglie questo lo spinge ad essere alla ricerca di qualcosa di nuovo. La forza del’azienda è almeno al 90% la sua perché è sempre attivo, perché ogni giorno realizza idee. E’ importante anche lavorare con correttezza, rapidità, sincerità. Offrire il prodotto in modo corretto: l’articolo che viene venduto è quello che ha scelto il cliente, a quel prezzo, montato e garantito. Deve essere soddisfatto anche nelle piccole cose, quelle che gratificano, senza alcuna differenza nemmeno rispetto al guadagno”.

Cosa percepite dal vostro osservatorio, è vero che l’Italia sta vivendo una ripresa:-“Siamo in difficoltà, tante imprese hanno dovuto chiudere ma credo anche che ci siano persone, in vari ruoli, prive di volontà.  Lo dimostra Bene, la voglia di fare, di creare lavoro, è possibile. Preoccupa la disoccupazione, le persone che sono state lasciate a casa: bisogna avere pazienza e smetterla con la negatività”.

Bene ha compiuto cinque anni, a marzo, se vi avessero detto:-“Ci ho creduto fin dall’inizio e non ho mai mollato nonostante i momenti di paura. Sola, lontano dalla mia famiglia, con una bambina piccola, senza lavoro, partendo da zero. Ma ci credevo: ho sempre seguito il lavoro di Mirko, in aziende non sue ha sempre fatto grandi numeri non poteva essere diverso per la sua azienda. Infatti in poco tempo abbiamo assistito ad exploit importanti: la sua capacità e la mia pazienza di stargli accanto”.

Ecco, si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna:-“Lui me lo dice sempre. Io faccio quello che posso ma ripeto, non mollo mai”.

Nata a Niardo, provincia di Brescia, Mirko a Braone, come vi siete conosciuti:-“Lavoravo nel bar di sua mamma, lui frequentava poco perché in quel periodo viveva a Milano, un giorno ci siamo incontrati. Dapprima una frequenza in compagnia, devo essere sincera, non mi piaceva, per niente, poi  è nato l’amore. Mi hanno conquistato la sua intelligenza e la sua pazienza, è una persona interessante, si distigue”.

Nostalgia della vostra terra:-“Si perché arrivo da là. Perché ci sono le persone care, la mamma, mia sorella che è la zia adorata di mia figlia Laura, ed il papà che mi aspetta al cimitero. Mi manca tanto”.

La commozione prende il sopravvento, il pensiero va al papà che non c’è più, che manca tremendamente, dal luglio dello scorso anno perché i figli sono un impasto magico e misterioso. Poi si ricomincia.

Avete organizzato il meeting aziendale proprio in Val Camonica:-“Un fine settimana tutti insieme, per visitare la nostra terra. Il tema conduttore sono state le radici, le origini. Mirko ha voluto far conoscere i luoghi dove siamo nati, cresciuti, dove è cominciato tutto. Un momento emozionante è stato quando il parroco della piccola chiesa di Braone, dove ci siamo riuniti, ha raccontato del bisogno che abbiamo avuto di andare via, per poter creare qualcosa, di solido ed importante. Il paese ci ha accolto con grande affetto e sono stati tre giorni di bel tempo, nonostante le previsioni fossero di temporale”.

E qui, davanti allo splendido mare di Bogliasco, è vero che i genovesi rustici:-“All’inizio, era il 2004 ho incontrato parecchie difficoltà, ora abbiamo una bella cerchia di amici, pochi ma buoni e sono genovesi”.

Imprenditrice, moglie e mamma:-“Laura ha 12 anni, frequenta la seconda media, è bravissima e solare, uguale a suo papà.  Sorride sempre, è brava e impegnata, nella scuola, nello sport, ginnastica ritmica, con gli amici, ci aiuta a stare bene”.

Il futuro:-“Continueremo a lavorare, Prandini continuerà a inventare e realizzare nuove idee. Sono sicura che andremo avanti , fino alla pensione. Poi nostra figlia deciderà. Andrà tutto sempre bene”.

Un pensiero per i dipendenti:-“E’ una bella squadra. Daniele, tecnico, con Nadia, contabile, e Marco, commerciale, ci hanno seguito dall’inizio, eravamo noi quattro, cresciuti insieme, sempre presenti ed attenti. C’è grande affetto e rispetto, con tutti”.

Qualcosa che non ha mai detto a Prandini:-“Non c’è nulla che io non dica, in positivo ed in negativo. Siamo libri aperti. Si una cosa la voglio dire: ti voglio bene, voglio bene a nostra figlia, siamo una bella famiglia”.

16 Mar 2016

Non è stata solo “una grande vittoria, bella e inaspettata”, il trionfo della Rari Nantes Bogliasco BENE nella finalissima della Coppa Italia femminile di pallanuoto, edizione 2016.

Fonte la Repubblica

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Il 5-4 con cui domenica pomeriggio le ragazze di Mario Sinatra hanno battuto Prato al Centro Federale di Ostia va oltre il bordo vasca, e sa raccontare di tante cose, al di là della conquista del trofeo, e al successo sportivo. Di un’altra pallanuoto possibile, ad esempio, anche senza i patron milionari delle corazzate della waterpolo maschile. E di un angolino di Liguria dove il lavoro e la passione pagano, e lo sport diventa questione di identità cittadina, un valore aggregante, un investimento sulla comunità.

“È un fatto storico, questa vittoria, che va al di là del risultato sportivo – spiegava domenica sera nel pieno dei festeggiamenti al Bistrotto il sindaco Luca Pastorino, davanti allo striscione “Orgoglio di Bogliasco. Gloria della Rari Nantes. Grazie Campionesse!” – E’ l’espressione del lavoro, del sacrificio, dell’appartenenza, sono i valori di una piccola comunità, un’eccellenza che deve essere esportata. Lo viviamo con grandissima è gioia, anche più di allora considerando il  contesto molto più difficile. Ha un valore assoluto perché è il primo trofeo della squadra femminile e come sindaco viverlo è uno di quei motivi per cui il mandato si ricorda”.

Messo in bacheca grazie alla battaglia in acqua di ragazze quasi tutte nate e cresciute in casa (“ma anche chi è arrivata da fuori ha trovato una grande famiglia che le ha accolte e fatte crescere”, spiegano dalla piscina della Rari), il primo trofeo della storia della Bogliasco femminile è arrivato anche grazie al contesto di una società che capisce ed investe, “che contribuisce ad arricchire la relazione, che diventa un contesto familiare – continua Pastorino, che riceverà la squadra e lo staff in Comune giovedì pomeriggio, alle 18, presso la sala Berto Ferrari – dove ci sono tutti i valori dello sport a cominciare dalla bontà dello stare insieme”.

BOGLIASCO BENE

 

Celebrato con festeggiamenti e saluti istituzionali rigorosamente bipartisan (“Questo successo è la dimostrazione di come anche da un paese piccolo si può arrivare in vetta, di come conta il gioco di squadra ed una comunità coesa. Alla società i complimenti perchè ha saputo sostenere le ragazze in un moment in cui non è facile supportare lo sport”, ribadisce Ilaria Cavo, assessore regionale allo Sport), la portata del successo si capisce però soprattutto dalle parole delle stesse protagoniste in vasca.

“Ce la siamo guadagnata, dal primo all’ultimo secondo di ogni partita, sono orgogliosa di questa Coppa Italia, di come l’abbiamo affrontata e vinta. Non mi sono mai sentita così granitica, in un gruppo straordinario. La volevamo e ce la siamo andate a prendere. Sono orgogliosa di me e di come abbiamo lavorato, tutte insieme”, è la carica del capitano, Carola Falconi. “La prima vittoria importante. E’ un’emozione forte, da dedicare a tutte noi compagne di squadra”, continua Greta Gualdi. “Siamo orgogliose di tutto il Bogliasco: erano tutti qui, con noi, è bellissimo. E la Coppa la dedico a noi stesse”, spiega ancora Elena Maggi.

La formula è semplice, ma per nulla scontata persino nello sport, e si chiama “gruppo”. “Siamo stupende e tutto questo è indimenticabile – spiega Rosa Rogondino – Era un sogno che coltivavamo ed è diventato realtà. Abbiamo creduto tutte in noi stesse e nella squadra”. E a confermarlo sono state le parole più attese dopo il fischio finale della battaglia in vasca, quelle di Teresa Frassinetti, la stella della squadra, che a Ostia non c’era perché impegnata con la Nazionale.

“Sono felice come se fossi lì. Sono veramente orgogliosa della mia squadra e della mia società – fa sapere da lontano la centroboa azzurra – Il lavoro paga sempre e questa deve essere una consapevolezza per noi ragazze, per andare avanti, dopo il meritato risposo. Abbiamo un grande allenatore che in meno di due stagioni ha fatto crescere tantissimo un gruppo giovane, e questo è solo l’inizio”.

28 Nov 2015

BENE è la nuova denominazione della Rari Nantes Bogliasco, a seguito della ratifica del Consiglio Federale della scorsa settimana. È il frutto della collaborazione con l’azienda BENE di Mirko Prandini www.benesrl.com che diventa main sponsor di tutto il settore pallanuoto della Rari Nantes Bogliasco.

Il presidente Claudio Gavazzi esprime la propria soddisfazione.

Presidente perché questo abbinamento:
“Perché è BENE. Una storia che nasce tanti anni fa, quando Mirko si è innamorato della pallanuoto, ha cominciato a frequentare la piscina, e infine è entrato a far parte del Consiglio così cominciò un’amicizia, una relazione profonda sia sul piano umano sia professionale. Da allora mi è sempre stato al fianco, insieme a pochi altri, nei momenti più difficili. Da allora l’imprenditore Mirko è cresciuto, molto, ha aperto prima un’azienda, poi un’altra e le sue attività, in barba alla crisi, si sono sviluppate in maniera verticale, come amico ho avuto la fortuna di condividere con lui sia l’esperienza professionale, sia quella della Rari Nantes Bogliasco; da qui è stato del tutto naturale stringere questo sodalizio che nasce sotto l’auspicio di un nome meravigliosamente positivo: Bene, ci porterà fortuna!”

Chi è Mirko Prandini:
“Una persona molto positiva, trasparente e passionale, vive con intensità ogni emozione proprio le caratteristiche ottimali di chi vive la pallanuoto. Lui e sua moglie si sono innamorati di questo sport senza esserne in alcun modo parte in causa e questo è bellissimo”

Cosa chiede la Rari Nantes Bogliasco a BENE:
“Nessuna richiesta precisa. Questo sodalizio nasce a completamento di una serie di rapporti già consolidati, BENE ci ha aiutato e ogni giorno ci aiuta, con i suoi uomini e le sue capacità, si è curata dell’impianto, delle manutenzioni, dell’illuminazione ( a proposito avete visto in tv che meraviglia le nuove luci? Sono BENE), lo fa in modo disinteressato, per passione e spirito di appartenenza , siamo in debito e enormemente riconoscenti. Diciamo che continuiamo a lavorare, ad andare avanti insieme, è un po’ atipico perché non c’è una relazione economica diretta, ma in realtà c’è molto di più, c’è condivisione, c’è davvero la voglia di unirci in questa avventura che è la pallanuoto e dare visibilità a questo splendido rapporto, di vera amicizia e collaborazione convinti di poter crescere assieme”.

I loghi, una conchiglia con tre delfini:-“Ci sta benissimo, la gioia dei delfini e l’accoglienza e protezione della conchiglia e poi positività, energia, tanta voglia di fare BENE. Quindi Rari Nantes Bogliasco e BENEe accumunate dalla passione, dalla gioventù, dall’impegno, tanti punti in comune e di condivisione. Entrambi desideriamo crescere BENE, in maniera sana, gradatamente e costantemente, entrambi pensiamo in grande e agiamo in piccolo: un passo alla volta per arrivare in alto, come i “montanari” lentamente ma con costanza e in sicurezza: attenti ai passi falsi. Per arrivare a piedi in vetta all’Everest si sale un passo per volta”.

Lo sponsor Mirko Prandini si presenta

Né bogliaschino, né ligure, da dove arriva:
“Da un piccolo paese della Val Camonica, Braone, vicino a Ponte di Legno, molto più piccolo di Bogliasco, e se penso che quel bambino ha ritirato per cinque volte il Trofeo del Giocatore, mi emoziono. Come la Rari Nantes, piccole realtà che fanno e pensano in grande”.

Come ha cominciato:
“Qui un ragazzo se vuole far qualcosa si mette il costume, prende l’asciugamano e va al mare. A Brescia se non hai cento euro in tasca non fai niente. Ho perso il papà che avevo sei anni, ho cominciato a lavorare molto presto, gavetta pura, andavo nelle fabbriche e mi occupavo di estintori, di sabbiare, di verniciare. Persone più grandi ed affermate hanno capito che avevo doti da venditore e mi hanno fatto volare, non potevo più stare in quel nido. Ci torno, ogni tanto, ma soprattutto ci penso, quando ottengo risultati importanti, mi ricordo da dove sono partito”.

Perché la pallanuoto e perché Bogliasco:
“Per business mi ero avvicinato al calcio poi ho capito che non faceva per la mia azienda, la pallanuoto è uno sport sano tutto l’ambiente molto pulito, qui si trovano ancora i valori tradizionali che sono quelli con i quali conduco la mia azienda. Ricordo con piacere come ho conosciuto la pallanuoto: quando sono arrivato a Genova, ho conosciuto per caso Roberto Mannai allora capitano della Rari Nantes Bogliasco, le nostre figlie erano compagne di classe, mi invitò a vedere una partita: Bogliasco-Nervi. Pensavo di trovare una situazione molto tranquilla forse noiosa e invece ho trovato una grande energia, tanto entusiasmo, le tribune della Vassallo gremite di pubblico, i tifosi organizzati, cori, bandiere, tamburi , e poi mia moglie ha subito apprezzato la bellezza dell’ambiente, del gioco e perché no, anche dei suoi protagonisti, siamo rimasti coinvolti ed emozionati, insomma ci siamo innamorati ed appassionati. Il passaggio successivo è stato conoscere il presidente, un incontro importante anche dal punto di vista professionale: anche lui cominciò a trasferirmi la passione per questo sport e per Bogliasco, mi presentò il vice presidente Di Somma ed uno dei consiglieri più impegnati Garofalo, persone squisite, siamo subito entrati in sintonia, ci siamo trovati bene ed è stato naturale dare un seguito ed una concretezza al nostro rapporto. Oltre a loro tre vorrei menzionare Marco Ferrero, ex giocatore e papà di atleti, ma soprattutto un professionista che sta aiutando BENE a crescere e ricordo anche con piacere Ivo Guidi. Il rapporto con la Rari Nantes e la pallanuoto è via via diventato sempre più stretto al punto che oggi nella mia azienda lavorano: Maurizio Bongini ex pallanuotista del Bogliasco, con lui abbiamo fatto e stiamo facendo grandi cose; e poi ci sono due ragazzi della prima squadra Edoardo Prian e Matteo Monari, oltre a Giacomo Boero, altro grande bogliaschino doc. Sono tutte persone estremamente valide, oneste, capaci, pulite, con il senso del dovere e del rispetto davvero unici: ho capito che il mondo della pallanuoto insegna tanto, forma le persone e insegna molto a stare al mondo, questo, secondo me, assai di più rispetto ad altri sport più famosi”.

Come è maturata la convinzione di diventare main sponsor:
“Sembra che abbiano visto in me una sorta di portafortuna, abbiamo collaborato, ci siamo scambiati conoscenze, valori, passione e poi un giorno l’idea è venuta da sé, chiacchierando ci siamo detti che era giusto unire i due marchi”.

Bogliasco BENE:
“Mi ha fatto un grande effetto vederlo in grafica e sentirlo dire in diretta dai telecronisti di rai Sport 2, a Napoli in occasione della partita contro la Canottieri: bello e molto positivo. Ho sempre pensato che nella vita e quindi anche nel lavoro, bisogna stare bene, ecco il nome, non è nato a caso”.

Il logo è una conchiglia:
“Lo spunto è il simbolo del Cammino di Santiago di Compostela. È nato lì quando con mia moglie lo percorremmo, abbiamo capito che solo se stai bene riesci a vivere in un certo modo. I soldi possono servire ma non sono fondamentali, Steve Jobs lo disse, sul punto di morte. La priorità è vivere bene con se stessi e con gli altri, essere positivi, pensare che ogni problema si può risolvere, ogni difficoltà si può superare”.

Progetti futuri:
“Oggi alla BENE siamo quaranta persone, una bella realtà, quindi continuare così e poi ora pensiamo anche supportare il Bogliasco: BENE. C’è ancora un elemento da considerare, io non so nuotare, mia figlia non gioca a pallanuoto, quindi penso che non correremo il rischio di disamorarci come spesso succede a chi diventa dirigente per passione e amore dei figli, o perché si è ex giocatori o solo perché genitori”.

Cosa chiede alla Rari Nantes Bogliasco:
“Di far girare in Italia e magari, perché no, in Europa il nome BENE il più possibile, così l’azienda può farsi conoscere e crescere, i benefici saranno per tutti. Il mio desiderio è che le squadre, femminile e maschile, vadano sempre BENE, questo non significa in modo riduttivo vincere bensì, per me, significa che tutte le persone che sono alla Rari Nantes Bogliasco stiano bene, siano felici, solo così possono arrivare anche i risultati”.

Un messaggio:
“L’estate scorsa sono stato coinvolto da due amici che pur, volendosi molto bene, stavano discutendo, io ho mediato tra loro. In questa occasione ho capito che il non comunicare è terribile, può ammazzarti. Oggi, nonostante i social, comunichiamo poco: scriviamo frasi e pensieri copiati, ripetiamo quello che leggiamo e esterniamo poco i nostri sentimenti. Vorrei dire a questi due amici che sono contento di essere loro amico e ricordo a loro e a tutti che è troppo importante parlare, parlarsi: sempre e comunque; così si supera ogni difficoltà”.