29 Giu 2016

BONGINIMaurizio Bongini è il responsabile della parte impiantistica della Bene, pallanuotista e pescatore: elettricità ed acqua non potrebbero andare d’accordo, lui le riunisce entrambe. Tutto è nato dall’incontro con Mirco Prandini.

Come siete entrati in relazione:-“Da avversari, giocando a calcetto e più precisamente dandoci dei calci. Io,da pallanuotista, non sono capace, ma la competitività, l’aggressività sportiva, la correttezza hanno fatto si che potesse nascere il nostro rapporto che è anche sfociato nel lavoro”.

Con quali competenze:-“Responsabile degli impianti speciali ed elettrici, grandi e piccoli clienti quindi grandi e piccoli problemi. Sono  perito elettrotecnico e mi porto dietro alcune certificazioni , ne vengo da un’azienda più grande, la Bongini, fondata da mio padre e vissuta oltre 45 anni. Il parco clienti sono riuscito a tenerlo vivo ed a portarlo in questa nuova giovane realtà che è la Bene”.

Cioè:-“E’ difficile trovare in altre aziende questa mentalità nuova, che non è genovese ma bresciana, che non ha paura, è veloce , e rappresenta un importante supporto per sfondare in un mercato terrorizzato dagli investimenti falliti e dalle delusioni degli ultimi anni”.

In che modo:-“Io ci metto quello che mi insegnato lo sport. Lo spirito di squadra, la quotidianità, la responsabilità che credo sia il valore più grande. Il passato mi ha spaventato quindi investo nella responsabilità quotidiana per portare avanti qualsiasi azione dell’azienda, anche la più piccola”.

C’è più serenità nonostante il momento:-“Si, a livello personale, e per questo ringrazio Prandini, che voglio contraccambiare con il mio lavoro. Solo la capacità e l’impegno possono concretizzare le fatiche quotidiane”.

Atleta, prima nuotatore poi pallanuotista, dalle caratteristiche marcate, velocità e coraggio:-“E’ l’insegnamento dello sport, non avere paura della fatica, lo spirito del gruppo. Lavoro a contatto con parecchi ragazzi, cerco di trasmettere loro che insieme si arriva più lontano che non da soli. Il gol non viene mai segnato da un singolo ma da un’azione comune: quello che mi piacerebbe fosse la Bene. Il mio ruolo è sempre stato quello di uomo di fatica, di gregario, in acqua come nel lavoro: Prandini, con coraggio, finalizza azioni importanti, io costruisco i passaggi e procediamo, tutti insieme. Una grande squadra che diversificandosi procede speditamente”.

Perché la Bene è bene:-“Tanti gli aspetti positivi, quello più grande è di avere un leader come Prandini, nutre entusiasmo e coraggio, senza mai mollare un colpo. Altro pregio sono i ragazzi che ci aiutano, i più anziani carichi di responsabilità, con alle spalle le famiglie, che fanno capire il valore di avere un posto di lavoro, oggi”.

Ma siamo in ripresa:-“E’ molto lenta, soprattutto nel nostro settore. Non si vedono gru e cantieri aperti. O quelli che ci sono sembrano sovradimensionati ed infiniti. Abbiamo bisogno di nuove infrastrutture e di imprenditori che facciano girare l’economia, a Genova ed in tutto il paese. Dico ai politici di riconquistare la nostra fiducia, fateci lavorare con tranquillità e rispetto, ruoli seri e definiti”.

Acqua clorata e acqua salata due grandi passioni:-“La pallanuoto l’ho abbandonata, ho giocato tanto ed a lungo, ora il ritmo degli allenamenti e delle gare è competenza di mia figlia. la porta avanti mia figlia. Quella salata è un hobby che papà mi ha trasmesso e che porto avanti come attività professionale e come passione perché il mare è la mia grande valvola di sfogo. Sono pescatore, e la barzelletta è che sono allergico al pesce: quando mia mamma mi aspettava, papà andava a pescare le orate, di notte, da lì la grande passione e l’allergia. Come mi comporto? Eticamente. Mi è stato insegnato di non sprecare mai niente, quello che si pesca si conserva, si mangia, si regala, si rispetta la natura”.

Cosa pesca la Bene:-“Il nostro obiettivo è lavorare fino a 55 anni poi , godersi la vita, invecchiare con tranquillità. Il nostro tempo non ti permette distrazioni, se non stai sul pezzo quotidianamente c’è chi ti supera. La prima cosa che ci siamo detti con Prandini è che non voglio lavorare tutta la vita perchè non è il mio divertimento. Corriamo il più possibile e poi tiriamo le somme”.

La famiglia:-“E’ importante per il valore intrinseco dei figli, ho una bimba di 11 anni, Ginevra, che mi da grandi soddisfazioni. La famiglia ti dà responsabilità sul lavoro, quando la sera vedi tua figlia non hai più voglia di rimandare e non è solo la tua crescita, lo fai anche per il suo futuro”.

Che dire ai ragazzi:-“Ringrazio molti di loro  e lo faccio quotidianamente per avermi seguito nella nuova realtà e per avermi dato fiducia. Il messaggio è che loro sono la punta di diamante, sono i tecnici in prima fila, l’immagine dell’azienda”.

Ai clienti:-“Che siamo quello che ho detto finora. Responsabili che fanno un gioco di squadra , correttezza e rispetto. Lo si può vedere nel comportamento dei nostri ragazzi. Un’azienda che rispetta i canoni di professionalità e serietà. Nella vendita l’arte migliore è entrare in relazione con i clienti, farsi conoscere, generare fiducia. Il primo investimento deve essere su se stessi ed il rapporto ha uno star up immediato”.

Ha avuto grandi campioni come compagni di squadra e avversari,  allenatori di altissimo livello, il più bel ricordo:-“Un grande risultato finale. Posso dirlo,  non ho mai vinto nulla, ma se devo fare la somma il risultato arriva da tanti piccoli numeri, dai rapporti di sopravvivenza negli spogliatoi,  dal rapporto in acqua con i compagni di squadra e con gli avversari. Ogni singola sfida ti forma alla vita concreta. Quando sono uscito dal mondo della pallanuoto non mi è rimasta un’unica medaglia ma i valori che metto nel calcetto che gioco contro Mirko, con i clienti, con i fornitori, con le colleghe ed i colleghi”.

Messaggio per Prandini:-“Continua così, non ti dimenticare da dove siamo partiti, fidati delle persone che ti vogliono bene”.

28 Giu 2016

Nadia Masella è responsabile dell’ufficio contabilità della Bene, originaria di Avellino,  da subito genovese, ora camoglina. La donna mediterranea, con la straordinaria forza che arriva dal sud e il sorriso sulle labbra e negli occhi, nonostante la fatica e l’impegno a vivere la vita.NADIA

Un lavoro cominciato quando:-“Ancora prima di tutto questo, dieci anni fa, con Prandini”.

E prima:-“Sempre contabilità, ho cambiato una quindicina di aziende, per rispondere ai ritmi della vita: tre figli, quando sono nati i gemelli sono rimasta sola. Poi sono arrivata qui e qui mi sono fermata”.

Perché:-“Prandini è una mente pazzesca, ho grande stima per lui, i ritmi sono serrati, comincia la mattina prestissimo con i primi messaggi. Il lavoro è bello ma è tantissimo, mi ha promesso un aiuto, vedremo. Tre aziende, i rapporti con le banche, i contatti con i commercialisti, i colleghi ed i clienti”.

Competenze specifiche:-“Contabilità pura, fino alla redazione del bilancio da fare convalidare al commercialista. Fatturazione elettronica. Pubblica Amministrazione. Partecipazione a gare d’appalto, quando vinciamo si festeggia. Come ai compleanni , pizza e paste. E’ gratificante”.

Materia mai ferma:-“Continui cambiamenti, aggiornamenti, e non si può sbagliare”.

Si aspettava tutto questo:-“Mi sono accorta subito che Prandini è un vulcano, il primo colloquio di lavoro è stato in un bar, una cornice insolita ma ho capito che potevo fidarmi, senza dubbi”.

Come va l’Italia:-“Noi Bene, il paese è un punto interrogativo, può trasformarsi in un incubo, abbiamo bisogno di soluzioni per stare meglio, tutti”.

Cosa direbbe al Ministro delle Finanze, ai tecnici, al premier di questo nostro Paese:-“Di semplificare e di alleggerire il peso delle tasse. Troppa contabilità. Di aiutare le famiglie. Chiunque arriva a rivestire quei ruoli aggiunge un pezzo, lascia la propria impronta, senza cambiare nulla del pregresso. Allora bisogna continuare a studiare, ad informarsi per non soccombere”.

Gli obiettivi personali:-“Sistemare la famiglia, avere un po’ di serenità economica, dedicare un po’ di tempo a me stessa ”.

A proposito di famiglia:-“L’ho detto, sono tre: Matteo diciannove anni, fa il massaggiatore, i gemelli diciassette,  Massimo gioca nel Genoa, Marco nel Rapallo Bogliasco, entrambi terzini, entrambi iscritti all’Istituto Nautico di Camogli, dove viviamo. Fidanzati e le prossime vacanze le trascorreremo tutti insieme in un paesino sull’Appennino emiliano ”.

Esperta e tifosa:-“Si li seguo sempre, sono sui campi con entrambi, anche in trasferta. Mi piace e li vedo felici, gratificati”.

Di cosa hanno bisogno i nostri ragazzi:-“Dobbiamo pensare al loro stato d’animo, mettersi nella loro testa, dare consigli da grande ma con la giusta dimensione, quella dei piccoli. Sono contraria alle punizioni, ma favorevole al dialogo. Hanno bisogno di figure di riferimento, di sicurezze, devono potersi fidare, essere sinceri”.

Tra famiglia e lavoro, circondata dagli uomini:-“Con i colleghi affetto e rispetto. Quando posso anche qualche battuta, ma non ho tempo”.

Un messaggio per loro:-“Tutti bravi ma alcuni devono essere più concentrati”.

Uno per clienti:-“Quando è il momento devono pagare”.

Uno per la banche:-“Meno interessi”.

Uno per i commercialisti:-“Quando esce una norma nuova che ci mettano al corrente senza dover chiedere”.

Ed uno per Prandini:-“Forza, avanti così”.

14 Giu 2016

MOLTINIMarco Moltini di mestiere fa il venditore. E lo fa per Bene. Perché ha cominciato dal principio, perché non si ferma mai, perché quando è un po’ stanco smette di correre e comincia a camminare, perché non molla, perché i chilometri che percorre sono talmente tanti che non riesce a calcolarli: perché è innamorato del suo lavoro.

Di cosa si occupa esattamente:-“ Del settore commerciale, sono un venditore. L’obiettivo è acquisire nuovi clienti e vendere i servizi della Bene. Un lavoro completo: dalla vendita, appunto, alla gestione del cliente, alla consulenza, verifica e fatturazione. I sintesi: ricerca di nuovi clienti e gestione del portafoglio”.

E’ difficile:-“Per Bene no. Eroghiamo tanti servizi e tutti fatti bene quindi per me è un vantaggio, un’ampia gamma a prezzi giusti e allineati. La parte più difficile è la riscossione, in questo momento in particolare, bisogna sollecitare e non è piacevole”.

Come è nato il rapporto con Bene:-“Ho cominciato con Mirko Prandini, rientro nel gruppo originario. Quanto Mirko ha aperto c’ero. Ci ha presentato molti anni prima un amico comune. Mi è piaciuto lui, come persona, le sue idee ed anche il settore”.

Dove volete arrivare:-“A conquistare più mercato possibile, a diventare leader del nostro settore. Il mio obiettivo è di acquisire sempre più clienti”.

Perché scegliere Bene:-“Perchè è completa e può soddisfare tutte le esigenze. Perché lavora bene ed in maniera professionale. Perché personalizziamo il servizio, perché per noi ogni cliente è importante, perché ci rapportiamo sempre alle sue esigenze”.

In che modo:-“La regola è avere un rapporto di fiducia, la migliore vendita si ottiene quando si entra in relazione con il cliente, anche a livello umano. Ho un bel rapporto con loro, che si fonda sul rispetto. Per Bene non è difficile soddisfare le loro richieste, per i grandi clienti, poi, mai fermarsi al primo approccio, che è solo un punto di partenza, da cosa può sempre nascere altra cosa”.

C’era dal principio, adesso Bene conta su una squadra di più di dieci venditori:-“Indipendenti, nel senso che io non comando nessuno. E’ vero, mi vengono a chiedere consigli. A loro dico che il nostro è un lavoro che può fare chiunque, la differenza la fa metterci tenacia e convinzione. E’ un mestiere che ti porta a prendere facciate, è faticoso: ai ragazzi dico che si parte la mattina testa alta e sorriso, in giro tutto il giorno senza mai abbattersi. Lo studio si fa sul campo”.

Giornata tipo:-“Sveglia, caffè, tablet per organizzare il tempo, è importante avere la settimana programmata , non mi piace andare a caso, muovermi a vuoto: quando non ci sono i clienti acquisiti se ne cercano altri. Poi c’è il mio tempo, quello personale: mia moglie Alessandra, mia figlia Sara, sono il mio supporto, anche psicologico. E poi la palestra ed il calcetto con gli amici”.

Ed il rapporto con Bene:-“Provo a sintetizzare. E’ importante: il lavoro realizza ed è fonte di mantenimento per la mia famiglia. E questo è un bel gruppo, forte, dal punto di vista professionale e umano”.

09 Giu 2016

Daniele FerrarioDaniele Ferrario c’era, dal principio e sono già dieci anni. Concreto, diretto, operativo. Con Mirko Prandini e la Bene l’incontro è stato per caso, come accade nei film.

Ma il primo passaggio è relativo alle sue competenze, così sintetizzate:-“Tecnico manutentore per la Bene. La responsabilità del controllo di tutte le attrezzature antincendio, estintori, idranti ed altro. Poi il coordinamento della squadra dei tecnici”.

E come è avvenuto il contatto:-“Ho risposto ad un annuncio sul giornale. Mirko arrivava da Brescia, cercava un responsabile per l’apertura dell’azienda e che conoscesse il territorio. Ho fatto un colloquio, mi sono fidato dell’ottima impressione che ho avuto: una persona giovane che aveva voglia di creare qualcosa di nuovo. In quel momento stavo lavorando ma ero stufo, avevo voglia di cambiare”.

Dopo dieci anni, un bilancio:-“E’ buono, perché mi trovo bene, perché lo stipendio è sempre giusto. Nessun problema  né a livello pratico né umano, Mirko è una persona buona  e disponibile, e non è scontato, non sempre è così. Le realtà che ci circondano si sconoscono e più andiamo avanti più la situazione peggiora”.

Niente ripresina:-“Siamo distanti. Il nostro settore sta crescendo, l’azienda sta crescendo per le doti di Mirko ma anche per il tipo di settore in cui operiamo. Intorno a noi abbiamo assistito a parecchie chiusure ma sono positivo e voglio credere che vada tutto bene anche se ad essere realisti non è proprio così”.

La ricetta di Bene:-“Un gruppo giovane di persone affidabili che hanno voglia di fare e di trovare una stabilità, per questo tutti noi cerchiamo di lavorare bene”.

Marito e papà:-“Iolanda, disoccupata, Diego cinque anni e Andrea sei mesi. Ora fa la mamma e abbiamo deciso di avere il secondo bimbo proprio in questo momento, al termine dell’allattamento decideremo”.

Oltre alla parte operativa,quella organizzativa, con la responsabilità di sei tecnici:-“Non mi piace chiamarmi responsabile perché sono come loro. Sono ottime persone, sono presenti e cercano di lavorare al meglio, senza rinunciare alla loro vita personale che è la gratificazione più importante per fare andare bene il lavoro. E’ giusto lavorare, anche per otto o dieci ore al giorno ma poi bisogna avere il tempo per se stessi e per la famiglia”.

Nel portafoglio di Bene anche clienti importanti:-“Abbiamo lavorato a Mediaset, Milano 2, un ambiente particolare e per noi divertente. Ci occupiamo di Autostrade, dell’Arma dei  Carabinieri di tutto il nord Italia, dello stadio di Udine, per citarne alcuni”.

Difficoltà:-“Sempre, quando di mezzo c’è un rapporto umano. Con i clienti si può avere da subito un buona intesa ma non sempre è così. Per chi paga è difficile avere il sorriso e 6.000 clienti sono davvero tanti”.

Sempre in movimento, a bordo del mezzo aziendale, cosa vede:-“Una società incazzata nera, o si soffre di esaurimento nervoso oppure, per come la penso io, si prova felicità perché si è tornati a casa, la sera, sani. In giro ci sono rabbia e aggressività. Tutti abbiamo bisogno di stabilità e tranquillità che si trova anche attraverso la socialità. Che bello sarebbe riuscire a vivere senza frenesia”.

Abbiamo citato i sistemi antincendio, qualche consiglio:-“Penso che in ogni esercizio commerciale avere un estintore può essere utile, pensiamo ad un auto che va a fuoco di fronte ad un negozio, si può aiutare qualcuno, salvare un bene, anche questa è  socialità. E’ utile anche in ufficio, in caso di incendio con l’estintore si può liberare una via di fuga. In Italia non è obbligatorio a bordo delle auto, lo è invece in tanti paesi europei, per un principio di incendio potrebbe essere utile. Anche un piccolo CO2 in casa, vicino ai fornelli. Ed in qualsiasi luogo ci troviamo avere sempre l’idea chiara di dove si trovano le uscite di sicurezza e gli estintori”.

Obiettivi personali:-“Migliorarsi e mantenere questa posizione”.

Un messaggio ai collaboratori:-“Antonio, Francesco, Alessandro, Alberto, Edoardo: sono soddisfatto di voi. Mi fa piacere poterlo dire in questa occasione perché non lo faccio mai”.

Un messaggio a Mirko:-“Sono felice di essere con lui per il percorso che stiamo facendo insieme”.